Bute bone

COSA HO BEVUTO A LUGLIO 2026

Timido
Corte Bravi
Vino bianco da uve rosse Rondinella e Molinara Rossa

Pigato Majé
Bruna
Riviera Ligure di Ponente DOC Pigato

Sanpietro Custoza Superiore
Le Vigne di San Pietro
Custoza Superiore DOC

Barbera d’Asti Superiore Bionzo 2022
La Spinetta
Barbera d’Asti DOCG Superiore

Ancora molto bianco e un rosso, in questa stupida estate. Mentre gli stolti sui social belano che "eh ma d'estate ha sempre fatto caldo", io bevo vino per non ascoltarli. E che vini!

Si parte bene con il Timido di Corte Bravi. È ottenuto da uve rosse Rondinella e Molinara Rossa raccolte a mano e pressate con delicatezza – da qui il nome e quel colore sorprendentemente chiaro – poi fermentato spontaneamente, senza additivi. Fresco, con riflessi verde lime, agrumato al naso e minerale al palato.

L'ho bevuto dalle Sorelle Poma, il ristorante del momento a Milano: cucina ligure che strizza l'occhio a quella milanese, con almeno due piatti che meritano il pellegrinaggio. La rosetta con la cotoletta, che da sola basterebbe a giustificare la cena, e un'insalata russa servita appena fredda, semplicemente commovente. Poi il coniglio alla ligure con i mandilli e i pinoli, che fa il resto.

Il Timido è uno di quei vini freschi e intelligenti che stanno bene quasi dappertutto. Con piatti estivi, certo, ma anche con un hot dog fatto come si deve o un hamburger alla griglia: provare per credere. Basta anche quella storia de "la carne con i rossi e il pesce con i bianchi", no?

Seconda bottiglia della serata: il Pigato Majé di Bruna. Arriva da Imperia e da quelle lande liguri aspre, luminose e ventose che ogni volta mi riportano ai romanzi di Francesco Biamonti. Eleganti, sobri, schivi, proprio come i suoi vini. Mi tornano in mente il rosmarino, il sale, le acciughe, la pietra e quell'«argilla di medio impasto» che sembra descrivere un paesaggio ma finisce per raccontare anche quello che hai nel bicchiere.

Non so come facciamo tutti a funzionare con questi climi da fine del mondo, con i fiumi in secca e il caldo infernale. Soprattutto non mi capacito di come riusciamo a fingere che tutto questo sia normale e ad andare avanti come se nulla fosse. Di certo il vino aiuta, se non altro a dimenticare, almeno per un bicchiere, questo senso di oppressione, questo Ferragosto torrido e interminabile in cui sembriamo intrappolati da mesi.

Quel pomeriggio assolato che Dino Risi racconta così bene ne Il Sorpasso: il caldo che stordisce, il tedio, un malessere esistenziale che sembra sciogliere anche i pensieri. Ecco, ho l'impressione che da mesi viviamo tutti dentro quel pomeriggio.

Nel film non viene mai esplicitato cosa beva Bruno Cortona che, da buon edonista, si sbaffa qualunque cosa: aperitivi, whisky, cognac, champagne quando capita, e vino nelle soste in trattoria. Ecco, come lui mi sto un po' attaccando a tutto quello che ho sotto tiro per non pensare alla vecchia signora che ci aspetta. Non è forse questa l'ultima risposta dentro una bottiglia di vino?

A volte mi va molto bene, come nel caso del Sanpietro Custoza Superiore de Le Vigne di San Pietro. Un vino che prende il Custoza – denominazione spesso ingiustamente liquidata come bianco semplice da terrazza sul Garda – e lo porta da un'altra parte, come mi ha spiegato il simpaticissimo cameriere della Trattoria al Pompiere di Verona.

Nasce sulle colline moreniche di Sommacampagna, in quei terreni lasciati dal ghiaccio e poi trasformati in vigne, con un uvaggio che mette insieme Garganega, Trebbianello, Cortese e Manzoni Bianco. Fermenta in parte in legno e affina per mesi, prendendo corpo senza perdere quella bella tensione che deve avere un bianco.

È un vino luminoso e profondo: pesca, agrumi, fiori bianchi, una vena minerale e una sapidità che chiama inevitabilmente il cibo. E infatti l'ho abbinato a un fantastico risotto ai peperoni dolci del Cavallino Treporti, una varietà veneziana di peperone dolce.

Poche cose mi hanno fatto sorridere a luglio, devo essere sincero. Una però me la ricordo bene: quel piccolo capolavoro in bottiglia che è la Barbera d'Asti Superiore Bionzo 2022 de La Spinetta. Faceva caldo? Sì. Era luglio? Sì. Era metà mattinata? Sì. Ne avrei bevute altre dieci? Sì. Un vino che nasce da vecchie vigne di Costigliole d’Asti e in cui si sentono tutte, una per una: la mora, l’amarena, una punta di camomilla e soprattutto quella splendida acidità della Barbera che tiene tutto in equilibrio. Un rosso grosso, certo, ma non pesante: profondo, succoso, con quella capacità della Barbera di essere un grande vino senza prendersi troppo sul serio. Talmente buono che, mentre lo sorseggiavo mangiando dei grissini, mi sembrava quasi una vecchia amica arrivata a trovarmi nel momento giusto. 

Ecco ora mentre scrivo, mi è venuta voglia di stapparne una… 

Ci vediamo ad agosto con uno speciale sui vini Sloveni. 

Ciao 

Next
Next

Bute bone